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Come cani alla catena – Alperli, Bertoni, Rentocchini

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Rieccoli, eccoli di nuovo qui i tre poeti di Recordare. E però, quanto mutati da quelli! Per sei anni ciascuno dei tre ha seguito sua stella lungo una rotta che non solo lo allontanava dal porto di partenza ma che anche lo divideva sempre più da quella degli altri due. E così, adesso, il loro ritrovarsi in uno stesso porto a tutta prima ha un po’ l’aria di un appuntamento al quale si è voluto mantenere fede, diciamo, un debito pagato all’amicizia, un modo per non perdersi di vista. Tuttavia si sa che le prime impressioni sono quasi sempre ingannevoli.

Alperoli è quello che sembra aver compiuto la svolta più radicale: se in Recordare aveva allestito una poesia asciutta alla ricerca dell’essenza, qui pubblica un diario, forse neppure pensato per un pubblico, che analizza le reazioni e i sensi di colpa scatenati dalla tragica morte del piccolo cane Nando. Bertoni aveva spinto il pedale di una poesia distesa e sperimentato una prosa protesa verso il racconto; qui si potrebbe parlare di avvicinamento al romanzo di formazione, formazione di figlio che si intreccia a quella di poeta, a partire dal primo ricordo di infanzia e dal primo verso scritto.

Rentocchini si conferma il bastian contrario del gruppo. Fino ad allora cultore esclusivo, per non dire ossessivo, delle forme chiuse dell’ottava e del sonetto, si abbandonava in Recordare a una Elegia in veste di poemetto; qui ritorna all’ottava, nella sua configurazione dialettale.

A unificare i testi dei tre poeti provvedono il grande tema della memoria e del lutto familiare.

Le opere sono accompagnate dalle immagini realizzate dagli studenti del Liceo Artistico Adolfo Venturi di Modena.

(Dall’introduzione di Marco Santagata)

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