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Loredana Cassinadri,

Luciano Pantaleoni

Fola Fulèta. Fiabe Popolari Emiliane

Descrizione

Incipit

La favola dell’oca (raccontata da Pantaleoni Cesira)
La fôla ed l’ôca l’è bèla s’ l’è pôca, s ‘te vó ch ‘a t’la cunta a t’la cuntarò. Vót ch ‘a t’la cunta? Se! Te n’è mia da dîr…se perchè la fôla ed l’ôca l’è bèla s’ l’è pôca, s’te vó ch ‘a t’la cunta a t’la cuntarò. Vót ch ‘a t’la cunta?…

Quarta di copertina

Nelle lunghe sere invernali ci si incontrava nella stalla e in interminabili filos venivano raccontate favole che divertivano sia i bambini sia i vecchi. “Questa che noi siamo abituati a considerare ‘letteratura per l’infanzia’ ancora nell’ottocento (e forse anche oggi), dove viveva come costume di tradizione orale, non aveva una destinazione di età” (Calvino, Fiabe Italiane, Torino, Einaudi, 1956). In questi incontri erano narrate quelle che venivano chiamate al foli. Generalmente brevi e divertenti erano caratterizzate da un linguaggio basso, da prese in giro, da filastrocche e da finali sorprendenti. Illustrazioni di Giulio Taparelli

Recensione

Studiosi come Pitrè e Calvino hanno notato che “il raccontare fiabe è stato per secoli un’arte femminile”; risulta quindi sensata e non fuori luogo la domanda che si è posto Giuliani in un suo breve ma interessante intervento: “Fu affare di donne soltanto raccontare o non piuttosto anche concepire favole? (…) Il rito è una cerimonia simbolica, uno schema fisso della crisi esistenziale che propizia all’iniziazione il ciclo cosciente della vita e della morte, concepito da animi mascolini. La favola, invece, sembra essere creazione di astuti e innocenti animi femminili che hanno trasformato il rito in diceria rendendolo domestico e praticabile, senza sovrastrutture religiose. Con la favola incomincia infatti la letteratura domestica, senza fini religiosi, celebrativi, esplicitamente morali, insomma comincia la letteratura. E le ninna – nanne, le filastrocche, i non sens… suonano all’orecchio del bambino come specialità della fiaba, ritmi musicali del favoleggiare” (Giuliani, Sotto il segno femminile, Repubblica, 31/12/1978). (..) importantissima figura del narratore, è a lui che tocca organizzare i vari ‘motivi’, “tenerli su, uno sopra all’altro come i mattoni di un muro, sbrigandosela con rapidità nei punti morti (avanti acsè, e via ch’andam…) e usando per cemento la piccola grande arte sua, quel che ci mette lui che racconta, il colore dei suoi luoghi, delle sue fatiche e speranze, il suo contenuto” (Propp, Morfologia della fiaba, Roma, Newton Compton Editori, 1967).

Informazioni aggiuntive

Anno

2006

Pagine

128

ISBN

88-89080-37-X

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