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Giovanni Boine

Il Peccato

14,00

Narrativa

Descrizione

Incipit

L’avventura cominciò qualche anno dopo che egli se n’era, finiti gli studi, tornato a casa. Fece molto rumore in paese. La gente aveva avuto fino allora di lui un certo diffidente rispetto come per uno che è d’altra razza che noi: che opina e fa diversamente da noi, che non si cura di noi, ma di cui qualcosa precisamente di male nessuno può dire. Vivendo senza fissa occupazione nell’agio noncurante e discreto di una famiglia di patrizi antichi, i saggi mercanti, i vari ragionieri guadagna-denaro della città dicevano di lui che perdeva il suo tempo. “E che fa? Perde il suo tempo”. Le vecchie signore beghine, i fabbriceri ed il parroco sebben si togliesse sempre con rispetto il cappello quando passava il Santissimo (ma c’erano invece in paese gli spiriti forti che lo calcavano fieri e feroci fino agli orecchi); e venisse spesso in chiesa alla messa e ci stesse come si deve serio senza fare alle occhiate e ai segnali colle ragazze in parata (ci van perciò appunto i giovani la domenica in chiesa), sospettavan di lui.

Quarta di copertina

A cento anni dalla prima pubblicazione esce una nuova edizione de Il peccato di Giovanni Boine, uno dei romanzi più originali della letteratura italiana di ini¬zio Novecento. La nuova edizione, con una introduzione dello scrittore Eraldo Affinati, esce all’interno della collana Kufferle di Incontri Editrice, curata da Nicola Caleffi e Guglielmo Leoni e dedicata alla riscoperta di testi “straordinari” meritevoli di nuova vita editoriale e attenzione. Boine fu una delle figure più ori¬ginali dell’Italia letteraria di inizio Novecento: di formazione filosofica, con una fortissima sensibilità mistico-religiosa, polemista, legato al gruppo degli intellet¬tuali della rivista “La Voce”, questo giovane, talentuoso e tormentato scrittore, nato nel 1887 a Finalmarina e morto di tubercolosi a Porto Maurizio nel 1917 a neanche trent’anni, pubblicò il romanzo breve Il peccato a puntate tra il 1913 e il 1914; l’edizione in volume uscì appunto nel 1914. Scritto in prima persona in una sorta di flusso di coscienza visionario, sospeso tra misticismo e decadentismo, il libro narra dell’amore scandaloso fra il protagonista, evidente alter ego dell’auto¬re, e una giovane suora, in una vicenda che mina alle fondamenta le convenzioni sociali.

Recensione

la vera forza del romanzo, come sottolinea Affinati, “è nella qualità assolutamente originale della scrittura e nel ritmo prodigioso che la sostiene”, elementi che ne fanno un’opera capace di infondere parole nuove nella letteratura italiana del ventesimo secolo, lontana da ogni provincialismo e prossima ai territori della migliore narrativa europea di inizio Novecento, da Joyce a Rilke a Mann. Da un certo punto di vista, Il peccato fu per la prosa del nostro paese quello che i Canti orfici di Dino Campana, che Boine conosceva e apprezzava, furono per la poesia: un’opera di profonda rottura che rimetteva la letteratura italiana al centro della scena europea. Non a caso nel corso dei decenni il romanzo ha trovato celebri estimatori, da Italo Calvino che lo riteneva “uno dei libri più belli del primo Novecento italiano” e lo inserì nella collana einaudiana delle “Centopagine” a Claudo Magris (un “vero, piccolo capolavoro”). L’opera di Boine, nota ancora Eraldo Affinati nella sua introduzione, è dunque “una delle esperienze espressive più intense che ci è dato ricordare: pochi, come lui, nello straordinario panorama del Novecento italiano, hanno potuto dare sfoggio, in pari misura, del prestigio stilistico di cui erano dotati, insieme alla densità speculativa che ne scaturiva”.

Informazioni aggiuntive

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Pagine

123

Anno

2014

ISBN

9788896855553

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