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Nicolò Gianelli

Settembre non tornerà

14,00

Narrativa

Descrizione

Incipit

La tariffa dei taxi non parte da zero punto zero, ma da un inquietante scatto alla partenza che oscilla tra i due e i tre euro.

Roma vive di scatti alla partenza. Tutto parte da una quota posta più su dello zero: si comincia ragionando da lì. Roma non contempla gli zeri. Roma ha posto l’asticella così in alto che o cominci alla grande o non cominci affatto. Così sono in tanti a stare fermi.

Ho vissuto Roma come una gara dei cento metri. Uno scatto alla partenza poderoso: cento metri in apnea, senza zeri, a tutta velocità fin da subito.

Quarta di copertina

Alle otto del mattino, tra Modena e Bologna, tra l’Emilia e la Romagna non corre alcun binario ferrato. Corre una fluorescenza tenue, una striscia di seta imbevuta di lsd. Vagoni costruiti in cuscini colorati di verde, viola e tamarindo; locomotive intessute dei tappeti della Persia, cuciti in arabeschi che a guardarli bene raffigurano danzatrici ed elefanti.

Alle otto del mattino, tra Modena e Bologna, non ci sono paranoie, né ansie, né alcuna forma di agitazione. C’è il torpore. Un tiepido fiume emotivo che tra l’Emilia e la Romagna scorre attraverso tutte le fasi del risveglio. Lentamente, morbidamente.
Perché la droga del duemila è la pianura padana vista da un finestrino. La pianura che col suo incedere ipnotico, monotono e regolare avvolge e culla gli animi dei viaggiatori. Li infiacchisce nella mezz’ora languida di un percorso a mezz’aria tra l’inconscio e l’allucinazione.

La sniffa a pieni polmoni la suora così come l’avvocato, lo studente così come l’anziano. Tutti ad inalare fin nelle più intime sinapsi del cervello la sostanza stupefacente che galleggia sui campi coltivati, sui piloni dei cavalcavia, sulle stazioni deserte di Lavino e Ponte Samoggia. Paesi che pur sorgendo a pochi chilometri da Bologna esercitano lo stesso fascino esotico delle isole del Pacifico o della Foresta Amazzonica. Conosco gente che è stata in Tibet, persone che hanno visitato il Sahara e il Grand Canyon. Ma nessuno è mai stato a Ponte Samoggia e ci si chiede se non si tratti in realtà di un’allucinazione collettiva prodotta dal viaggio psichedelico sulle fervide menti dei passeggeri”.

Recensione

Settembre non tornerà” è la seconda fatica letteraria del modenese Nicolò Gianelli.

Si tratta di un romanzo dal sapore fortemente autobiografico, in cui l’autore racconta degli incredibili intrecci che lo spingono, solo apparentemente a caso, oltre i propri dubbi, oltre le incertezze e le paure, fino a scoprire che le risposte erano lì, a qualche decina di chilometri da casa, in un paese dell’Appennino.

Si nota una varietà da un capitolo all’altro che rende l’opera sempre interessante e diversa, ma al contempo vi sono dei fili invisibili che man mano intrecciano una storia straordinaria.
E’ toccante la lucidità con cui il giovane scrittore prende atto del suo passato senza rinnegarlo. Il corso degli eventi ci porterà ad incontrare personaggi semplici e bizzarri, reali e immaginari. Ciascuno lascia un segno indelebile e indistinguibile: primi fra tutti gli anziani, con le loro storie e le loro certezze, così veri in contrapposizione alle presenze effimere di un padre sconosciuto o di un nome, Sara B., il cui mistero attraversa tutta la narrazione.

Servendosi di uno stile eclettico in cui serio e faceto si alternano senza discontinuità (si ride e ci si commuove), Gianelli riesce a descrivere con maestria gli episodi concreti della vita di un laureando, che nel racconto si trasformano in surreali fiabe contemporanee.
Egli sa stupire camuffando la quotidiana ordinarietà in coinvolgenti trame in cerca d’autore e, ancora, seduce il lettore con la magia che riesce a cogliere – dono raro – tra le sfaccettature della pianura padana. Le descrizioni lasciano incantati, in particolare quelle dei luoghi (le colline, l’Emilia che si sveglia) o delle ragazze, che colorano le pagine con sfumature sempre diverse.

E’ un romanzo breve che scorre via, anzi, vola via.
Ma nell’apparente semplicità si fa largo un’immaginazione fervida e dirompente, come a dirci che non si vive di sola realtà.
Il messaggio è chiaro: la fantasia è la soluzione più efficace per fuggire dagli anni duemila, dalle “vite-pacchetto-standard” rappresentate metaforicamente dalla piattezza della pianura e dal viaggio pendolare.

Il fantastico esplode nell’ultimo, poetico capitolo in cui le immagini oniriche squarciano come un fulmine l’ordinarietà delle giornate, sconvolgendo la vita quotidiana e le sue certezze.

“Settembre non tornerà” è una bellissima sorpresa, dotata di freschezza e originalità (qualità rare nel panorama letterario italiano); è un regalo per tutti quelli che lo leggeranno, lo spunto per andare avanti, per guardare la realtà con occhi nuovi e scorgere tutto il fascino e la magia che si celano nelle nostre giornate (apparentemente) monotone.

Informazioni aggiuntive

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Pagine

142

Anno

2008

ISBN

9788889080801

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